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La tecnica fotografica è come un linguaggio. La tua lingua, può essere la più raffinata, ti puoi esprimere il più sottilmente possibile, ma  se non hai nessuna storia da raccontare, nessuna sensazione da attraversare, le tue parole rimarranno vuote.

Pascal Baetens. Nude Photography. L'arte e il mestiere

I primi nudi fotografici dei quali si ha notizia apparvero a Parigi sin dal 1850.
Da allora, il tema del nudo in fotografia è transitato per diverse visioni, approcci e indirizzi di lavoro.
La più comune di tutte utilizza il gioco di luci ed ombre sulla pelle e sui volumi del corpo, e parlo di luci naturali, artificiali e colorate, tanto in esterni quanto in interni.
Si continua ad utilizzare la posa come elemento espressivo, ma anche come supporto per visualizzare le infinite possibilità d’ illuminazione
Un'altra direzione di lavoro riguarda il ruolo dei dettagli, la concentrazione dell’obbiettivo su una particolare parte del corpo.
D'altra parte, si è lavorato anche sulle analogie e sulle relazioni tra gli oggetti e le differenti parti del corpo, nell’intento di attivare codici erotici o altre associazioni.
In quanto all'uso del colore sulla pelle, sia applicato direttamente, sia setacciato mediante l'uso di filtri o manipolato dalla fotocamera, sulla pellicola o sulla  fotografia, si dà risalto tanto all'alterazione dei toni e delle sfumature, quanto alla pigmentazione ed alla grana per creare illusioni strutturali e cromatiche.
La contrapposizione del corpo con gli sfondi, tanto in interni quanto in esterni, il lavoro con la temperatura e la sua influenza sulla pelle ed in generale sul corpo, il gioco con la prospettiva, le relazioni che si stabiliscono tra la nudità, l’ acqua ed il fuoco, la distorsione delle immagini, la posizione del modello in luoghi convenzionali, quali porte, scale, letti, sedie e la manipolazione dei vestiti nell’atto di vestirsi o spogliarsi, completamente o in parte, la trasformazione del corpo in un essere surreale, espressionista, pop “a mò di  manifesto”, o astratto, quando a malapena si percepisce o si immagina la nudità umana, sono altri metodi e direzioni che ha seguito il nudo fotografico negli anni.
Senza dimenticare le infinite possibilità offerte dalle tecniche digitali e dalla píxelgrafía.

Guido Gosta e il discorso di immagine plurale ...

La proposta di Guido Gosta, fotografo italiano nativo di Napoli, stabilisce una simbiosi molto singolare tra le  due forme contendenti:  pittura e fotografia.
Il risultato tecnico è un telografia che  potrebbe essere percepita come una fotografia manipolata dalla pittura o  una tecnopittura che utilizza la fotografia come punto di partenza.
Di conseguenza la concezione plurale dell'immagine attiva molteplici tecniche  e processi creativi responsabili delle dissimili qualità  tonali, pittoriche  e texturali; anche se in quest’ultimo caso si tratta di una texture  illusoria.
Le immagini alludono ad una geografia femminile appena tellurica e talvolta anche spettrale.
Guido lavora affinché  le sue donne  " facciano eruzione ed inondino il proprio contorno come lava fusa di vulcani  quali esse sono ", e per riuscirvi fa uso di un linguaggio molto plastico che più che denunciare le nudità ed i suoi erotismi, li adorna e li arricchisce.

Delle foto …

Nel processo di realizzazione fotografica Guido utilizza la posa femminile come enunciato sensuale e talvolta come indizio erotico.
La concentrazione nel dettaglio espressivo, ed il gioco con la prospettiva e gli elementi della composizione finiscono per trasformare la nudità in un continente di carne, in un ente monumentale e solido nel quale signoreggiano i torsi, le mani, le labbra e le gambe socchiuse. 
I corpi si ritorcono di piacere o si occupano di riuscirci, si accarezzano, si disperano o si dispongono come colline.
La luce appare sfumata per il pigmento, acquisisce una qualità di corpuscolo, di particella visibile il cui effetto ricorda, in qualche modo, le qualità strutturali dei calotipi e dei dagherrotipi ottocenteschi.
Guido non si conforma  alla rappresentazione fotografica di quella nudità "democratica"  - a dire dei greci eroici -, della donna , ma si imbarca in un'avventura creativa nella quale la pittura corregge o arricchisce l'immagine e l'espressività della fotografia

Dalle foto alla pittura… 

La dinamica creativa di Guido comprende in primo luogo la fotografia, poi il complemento pittorico e gestuale, l'effetto di texture e della pigmentazione in superficie, e infine, il ritorno alla foto e l'impressione di un ibrido plurale, pseudoastratto, espressionista, ed in alcune occasioni metamorfico.
Guido si trasforma allora in un pittore-fotografo nella misura in cui la pittura finisce per sovrapporsi alla fotografia  invertendo i ruoli espressivi.
Una delle letture che mi suggerisce tale peculiarità creativa e di linguaggio, è quella che si riferisce alla contrapposizione che esiste tra l'immagine attraente e semplice, o semplicemente attraente della donna, e la densità infinita che implica il suo essere ed il suo concetto.
Potrei riferirmi anche all'intenzione di dissimulare con elementi plastici l'oggetto del desiderio o del piacere – negli  atti del piacere - per presentarlo come un fatto estetico. Quindi lo spettatore è invitato ad un esercizio di fruizione estetica dell'immagine mascherata del sesso o della masturbazione.
Alcuni altri riferimenti alla storia della pittura sono evidenti nel richiamo discreto all’ Olympia di Manet o nella manipolazione del linguaggio dei sex symbols nordamericani rappresentati sotto l'apparenza pop.
Le allusioni materiche sono presenti nelle superfici violentate dalla pittura e dissimulate nell'atto della stampa finale su tela. 
Guido riesce a stabilire un matrimonio capriccioso tra la fotografia, come presentazione del vero, e la pittura, come setaccio che rappresenta,  attraverso l'utilizzo del colore e la tessitura, quella stessa realtà:  la fémmina adámica che seduce ed ubriaca non solo per la sua apparenza gracile ma anche per l’estroversione della sua complicata natura.

Pavel Alejandro Barrios Sosa
Curatore e critico di arti visive
Camaguey, Cuba, 18 gennaio 2011

L’eterno feminino di Gosta

Aggressioni chimiche e meccaniche operate su inchiostri a pigmenti; l’esito è una corporeità cromatica che propone strappi, collusioni, sovrapposizioni; un corpo cromatico che costringe alla sospensione, alla pausa, all’approfondimento percettivo che scava nella raffigurazione alla ricerca di un’identità.
Così spiega a chi lo interroga l’autore delle opere, Guido Gosta, mentre lo sguardo indugia curioso su questi corpi magmatici tentato da quanto affiora ora con maggiore evidenza, ora invece sommessamente e ora, infine, con inaspettata difficoltà.
Il gioco degli sguardi è provocatoriamente incentivato dall’investigazione focalizzata sulla presenza di un corpo femminile “strappato”, ritrattato fotograficamente da Guido Gosta. 
Il titolo stesso del ciclo sottolinea questa presenza: “Corpi strappati”.
E così alle aggressioni chimiche, meccaniche e fisiche si sommano infine aggressioni psicoanalitiche di stampo freudiano.
Sovviene con l’ultima immortale immagine della Monroe anche un mitico film di Buñuel “L’oggetto oscuro del desiderio”
Sovviene, in margine al medium fotografico, un costante e provocatorio rinnovamento della vetusta oggettività documentaria della fotografia, con segreta soddisfazione dei seguaci di Roland Barthes.

Rolando Bellini
Elisabetta Calcaterra